Settembre torna a riempire le strade di zaini colorati, di campanelle che suonano, di abbracci tra chi si è perso di vista durante l'estate. La scuola riparte con tutta la sua energia, fatta di ragazze e ragazzi che crescono, che ridono e che soffrono, che imparano cose nuove e che fanno fatica, ogni giorno, a trovare il proprio posto nel mondo.
Non è fatta di titoli sensazionalistici, la scuola. Non è fatta di numeri che contano la percentuale di stranieri per classe, e nemmeno di linee guida ministeriali che cercano di omologare i programmi e le persone. Le vere linee guida le scrive la società che cambia, le scrivono i bisogni di chi cresce dentro le aule: bambine e bambini che oggi, come racconta la maestra Rahma Nur, "attraversano" le culture, invece di starci semplicemente accanto, mescolando lingue e storie con una naturalezza che noi adulti fatichiamo persino a nominare.
La scuola è fatta soprattutto delle persone che ogni giorno ci mettono il cuore per farla andare avanti: insegnanti, educatrici, educatori, famiglie, bidelli, dirigenti. È viva, e non può essere un'entità rigida chiusa dentro uno schema. Deve restare una pentola di idee che bolle, che si rimescola, che non smette mai di trasformarsi insieme a chi la abita.
Buon inizio, allora, a tutte le classi che si riempiono di nuovo. Buon inizio a chi insegna e a chi impara, a chi resta e a chi arriva per la prima volta. Che sia un anno di ascolto, di scambio, di crescita vera.
VIVIAMO COSì
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